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Paris
- Critiques de Concerts
„(…)Pour inaugurer la saison
2006-2007, Radio France dans sa série de concerts Portes
Ouvertes accueillait l’Orchestre National de France le 23
septembre dernier. La jeune chef grecque Stamatia Karampini,
âgée de 28 ans, offrait de la 5e symphonie de
Chostakovitch une interprétation d’une densité et
d’une architecture tout à fait étonnantes qui
témoignent d’une appropriation en profondeur de cette
œuvre à l’intensité inéluctable
où ont jadis brillé des chefs du calibre de Mravinski
(son créateur en 1937), Kondrachine, Ancerl, Sanderling,
Bernstein et plus près de nous Haitink.
Tenue de bout en bout par une baguette précise, expressive, la
partition portée à bout de bras et par cœur
semblait transmise à l’orchestre par un fluide contagieux.
Chauffé à blanc par cette conception tendue comme un arc
(Moderato – Allegro non troppo) où l’émotion
égale la perfection du geste et de la construction, le National
déploie tous ses artifices – en particulier les cuivres et
les bois.
Une interprétation massive mais aussi très claire,
distinguant chaque pupitre et aérant le discours. Stamatia
Karampini n’en est pas à son coup d’essai : elle a
déjà dirigé à Saint-Pétersbourg,
Munich, Prague, Londres, Berlin. Après une telle prestation,
elle a incontestablement de beaux jours devant elle ! En seconde partie
Kurt Masur, malgré le métier qu’on lui
connaît, par une exécution routinière, ne parvient
pas à porter la 5e symphonie de Beethoven sur les mêmes
cimes inspirées. Quoi qu’il en soit, on sort de ce concert
avec l’impression d’avoir vécu un
événement et la naissance d’une
étoile(…)„
http://www.altamusica.com/concerts/document.php?action=MoreDocument&DocRef=3145&DossierRef=2807
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WINTERTHUR
- „Mit Raritäten“ Piano Plus, Irene Meyer.
Zürcher Unteränder
„(…) Für einen absoluten
Höhepunkt sorgte die 28-jährige griechische Dirigentin
zusammen mit dem ausgezeichnet disponierten Orchester des
Musikkolegiums Winterthur. Hatte Stamatia Karampini schon eingangs mit
Prokofieffs andante für Streichorchester und der Suite aus „
Pelleas und Melisande“ von Jean Sibelius sehr beindruckt, war
ihre Interpretation von der „Symphonie classique“ von
Sergej Prokofieff schlicht großartig. Unerhört geschmeidig,
elegant und präzise ist ihr Dirigierstil Mit ihren harmonischen
Bewegungen pulsiert die Musik wie aus einem Fluss. Sie benötigt
keine großen Effekte, arbeiten mit gezielten Akzenten und einen
Klangdiffirenziertheit, die Ihresgleichen sucht. Mit filigranen Details
lotete sie die einzelnen Stimmen aus und flocht sie zu gewollten
Struktur zusammen. Diese Stichweise der populären „Symphonie
classique ist ein Hörgenuss und lässt dem Stück die
Stellung, die Prokofieff wahrscheinlich anstrebte: eine Rückblende
mit Augenzwinkern„
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VIENNA
Neue Kronenzeitung. Florian Krenstetter
„(…) Die griechische Dirigentin Stamatia Karampini und der
Bratschist Manuel Hofer präsentieren sich als gut aufeinander
eingespieltes, gewissermaßen im Gleichklang atmende
Partner(…)Abgerundet wurde das Programm durch Dvoraks Serenade
E-Dur (op. 22), die transparent, mit scharfer Akzentuierung und
Gespür für musikalischen Witz interpretiert wurde.
Stamatia Karampini ist als Dirigentin ein Versprechen: Mit
beeindruckender Selbstverständlichkeit, Leichtigkeit und Freude an
sprechendem Ausdruck führt sie das KammerOrchester und gibt auch
dem Spiel des Bratschers immer wieder temperamentvolle Impulse„
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BARCELONA
– “Con Las Ideas Claras” OBC. Pablo
Meléndez-Haddad
El sorpresivo debut ante el podio de la OBC de la joven directora
Stamatia Karampini se saldó con un cómodo éxito.
La primera parte, dedicada a la Obertura «Egmont» y a la
menos programada «Octava» de Beethoven, ambas dirigidas de
memoria, demostraron un gesto claro, expansivo, con energía. Si
bien la OBC no se acopló con limpieza a la primera de las obras,
la verdad es que la lectura resultó sobre todo expresiva. En la
«Octava» Karampini fraseó con alegría el
primer movimiento, cantando las frases y emanando belleza. El delicioso
«Allegretto» fue de lo más logrado, con un sonido
transparente y gran sentido rítmico. La primera audición
por la OBC del «Dona Nobis Pacem» de Vaughan Williams tuvo
como compañero de viaje a un concentrado Orfeó
Català; la obra, atractiva por colores, no por texturas,
melodías o instrumentación, se ofreció en una
versión cargada de dramatismo. José Antonio López,
con un bellísimo timbre y cuidado fraseo, siempre controlando
los agudos, aportó una delicadeza ideal para la obra, junto a
una María Espada en buena forma, luciendo esmalte y dominando
los graves extremos.
http://www.abc.es/Hemeroteca/dia-11-02-2007/Catalunya
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MILANO
- "Lo Stile Di Stamatia Karampini". Quirino
Principe
Dopo avere conosciuto dalle cronache concertistiche internazionali e
dalle programmazioni dei teatri d’opera la vastità
dell’esperienza direttoriale di Stamatia Karampini, la
sorprendente musicista ellenica non ancora trentenne, avevo ragione di
pensare che, dato il rapporto tra la giovane età e
l’imponenza di un repertorio perfettamente assimilato e
conosciuto da lei come Xavier de Maistre conosceva la propria camera
(di tale assimilazione profonda e del dominio della partitura che ne
deriva, ho chiara nozione, avendo visto e udito la Karampini agire sul
podio, ed essendo stato persino “diretto” da lei), la
giovinezza fosse stata plasmata dallo sforzo, levigata dalla
concentrazione ininterrotta, quasi disincarnata. Pensavo: “Un
giovane e raro esempio di ascetismo artistico, una vita dedicata alla
musica e segnata da innumerevoli rinunce…”.
L’ho conosciuta di persona nel 2007, quando all’Auditorium
di Milano ebbi l’onore di udire diretto da lei un melologo su un
mio testo poetico e con musica di Mario Pagotto, e, oltre
all’onore, sperimentai il timore e il tremore di essere
amabilmente ma fermamente sgridato, io vegliardo, da quella jeune fille
en fleur, essendo stato disattento durante le prove. Anzi, con la
matita mi disegnò sulla mia copia della partitura, nel passo
incriminato, un bellissimo paio di occhiali. Mi accorsi immediatamente
che avevo di fronte una persona che era la negazione della rinuncia e
dell’ascetismo: una natura iper-vitale, incline ad affermare
sé stessa soltanto per affermare la musica, ossia la sostanza
della quale ella è fatta, e a impadronirsi delle
difficoltà per domarle e costringerle a chiedere mercé.
Prima che una musicista di alto rango, Stamatia Karampini è una
natura umana d’eccezione. La straordinaria rapidità con la
quale, nel breve tratto di vita finora percorso, ella si è
assicurata la conoscenza di non so bene quante lingue, oltre ad essere
una causa importante dell’agevole e limpido rapporto che ella
instaura subito con gli orchestrali, è il sintomo inequivocabile
di un‘intelligenza intuitiva e attuativa, che si esercita sempre
sul campo, in combattimento, se è vero (com’è vero)
che “con-certare” ha in sé la radice di
“certamen”.
Le cronache narrano che nel 1992 a 13 anni di età, Stamatia
Karampini fondò una compagine di 248 giovani e giovanissimi
musicisti greci, per dare alla sua nazione un’orchestra e un coro
di forze intatte, fresche ed educabili nel modo più rigoroso e,
insieme, meno convenzionale e meno “routinier”. Avendola
vista e udita dirigere un’orchestra nata come “di
giovani”, la milanese e tormentata “Giuseppe Verdi”
diretta in origine dall’anziano Delman, credo di capire
perché il suono giovane abbia tanto fascino, anche se gli
strumentisti e il coro hanno ancora un repertorio non amplissimo e in
fase di formazione. Il gesto direttoriale della Karampini è
vivace ed energico come il suo linguaggio didattico e agogico, ma
è anche sobrio ed essenziale: e anche in ciò somiglia al
parlare della giovane signora, la quale è donna di poche e
penetranti parole, pur essendo socievole e fattiva, e capace di
trascinare con entusiasmo chi per avventura si trovi in una condizione
di sconforto (fra i musicisti, tutti nevrotici per definizione…
e per fortuna!, la nevrosi è frequente). C’è una
vaga somiglianza tra la sua gestualità e quella di Celibidache:
esistono Maestri che dirigono con il braccio destro, magari tenendo in
tasca la mano sinistra, come faceva Richard Strauss; altri dirigono con
il corpo, o con il mento. Anche la Karampini conosce il linguaggio del
corpo in relazione con la musica, e ne sa trarre raffinatezze o comandi
perentorii, ma ho avuto l’impressione che ella diriga soprattutto
con gli occhi. Ascoltandola nella Fantastique di Berlioz, mi è
parso che il movimento del braccio e della bacchetta, più che
segnare dimensioni, misure, intensità e durate, avesse
l’intento di avvertire: «Guardate me, guardate il mio
sguardo, e capirete!».
Come avviene in tutte le nature di grandissima musicalità,
esistono nella Karampini qualità la cui radice tende a
nascondersi, e che non si possono misurare. Se ne sentono gli effetti,
Fra esse, la più evidente nella Karampini è
l’ironia. Che compositori come Prokof’ev e
Šostakovič occupino una salda posizione fra i suoi prediletti e
congeniali, ne è il sintomo. S’indovina un nucleo
mercuriale e rapidamente in trasformazione simile a quella presenza di
Hermes che il nostro Giannotto Bastianelli poneva in alternativa ad
Apollo e a Dioniso. Questo può addirittura spaventare. Ci si
domanda a quale limite d’intelligenza interpretativa potrà
giungere un talento, oggi fresco e verde, che unisce alla
genialità una capacità così rapida di
trasformazione e di maturazione.
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